The Gibson , ingresso

Amo da sempre i cocktails, e ogni volta che vado a Londra so che avrò la possibilità di trovarmi di fronte a DrinkLists interminabili, belle solo per i nomi. Oggi entrare in un bar e ordinare un cocktail diventa una scelta molto complessa, dove non c’è un barman ma un mixologist, che deve approcciare il suo mestiere nella maniera più scientifica possibile, usando  talvolta apparecchi hi-tech, come per esempio degli scary contenitori di azoto liquido! Bilanciare freddo e caldo, dolce, amaro, acido, esaltando l’intensità di un gusto o dell’altro. E anche tu cliente, diventi quasi la parte di un workshop che prevede diverse materie: arte, chimica, matematica, scienza. Edonismo puro la mia esperienza  al Gibson Bar, unita ad un pizzico di sensazione “mistica”. Siamo a Old Street, nel quartiere tra Shoreditch e Clerkenwell. Ci aspetta un locale elegante in stile edoardiano, con un ingresso molto suggestivo. No wonder se l’aspettativa  è piuttosto alta: owner dell’incantevole luogo è Marian Beke, leggenda del bartending.  Di origine slovacche ha viaggiato in tutto il mondo e lavorato in hotel, bar, ristoranti facendo una carriera fantastica e portando unicità e originalità nell’atmosfera dei luoghi in cui è stato, come presso il Nightjar,  classificatosi al terzo posto a The World’s 50 Best Bars, dove per cinque anni ha coperto il ruolo di capo barman.The Gibson, aperto un anno e mezzo fa, è già un posto di cui gli esperti del settore parlano molto. Apprezzato, stimato e  invidiato Marian ha decisamente fatto colpo . E non sono solo le luci cosi tenebrosamente soffuse a rendere questo  nuovo locale cosi fascinoso, che prende il nome dall’omonimo cocktail, una variante del Martini Cocktail, fatto con vermouth dry, gin dry e con guarnitura di cipollina in salamoia,( creato nei primi decenni del secolo scorso da Charley Connoly, barman delThe Players Club di New York, su ispirazione di Charles Dana Gibson, celebre illustratore della rivista Life); Più che una “serata al bar”, ci si prepara ad un viaggio nel tempo nel mondo dei cocktail, sia classici della miscelazione reinterpretati in chiave contemporanea , che una selezione di drink originali ispirati ai sapori di stagione.

E così recita il menu: Choose a season that  you feel like visiting  then look  at the months  in that season & select  a drink from those months  The drink will then set the coordinates of your destination

The Valley of the Aztech

La  mia prima choice è ricaduta su settembre, un mese che è il preludio all’autunno, ho ordinato un cocktail chiamato The Valley of the Aztech, la mia destinazione dunque il Messico centrale, e questo drink racchiude ingredienti e sapori che ricordano quei luoghi: tequila, purea di cactus, agave, jalapeno Jam, lime, tortillas e cacao.Dalla pagina del mio cocktail una storia tratta da The London Botanical Society, un diario di viaggio del 1895.  Perchè nell’era coloniale, naturalisti e botanici viaggiavano alla ricerca di nuove piante e semi e specie per creare nuove  herbarium collections. Il secondo e il terzo e il quarto non ve li racconto a parole ma nelle immagini, per fortuna esiste anche il menù food.

Storia, geografia, chimica, scienze: tutte materie in cui non ero proprio la prima della classe, ma credo che la mia attività di cocktailhunter mi permetterà di migliorare le nozioni.

Cheers!

 

 

 

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A proposito dell'autore

Esperienza decennale nel settore fashion, food, wellness, lifestyle Formazione e selezione di personale per aziende moda, hotellerie e ristorazione foodwriter e blogger

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